Chi Siamo

Presentazione del Direttore

Don Bosco a Pavia

“Noi, salesiani di Don Bosco (SDB), formiamo una comunità di battezzati che, docili alla voce dello Spirito, intendono realizzare in una specifica forma di vita religiosa il progetto apostolico del Fondatore: essere nella Chiesa segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani, specialmente ai più poveri. Nel compiere questa missione, troviamo la via della nostra santificazione” (Costituzioni salesiane, art. 2).

“La nostra vocazione è segnata da uno speciale dono di Dio, la predilezione per i giovani: Basta che siate giovani, perché io vi ami assai (don Bosco). Questo amore, espressione della carità pastorale, dà significato a tutta la nostra vita. Per il loro bene offriamo generosamente tempo, doti e salute: lo per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono disposto anche a dare la vita (don Bosco)” (Costituzioni salesiane, art. 14).

Noi salesiani di don Bosco mettiamo al centro della nostra giornata la missione di educazione dei giovani: “Come Don Bosco, siamo chiamati tutti e in ogni occasione a essere educatori alla fede. La nostra scienza più eminente è quindi conoscere Gesù Cristo e la gioia più profonda è rivelare a tutti le insondabili ricchezze del suo mistero” (Costituzioni salesiane, art. 34).

La comunità si caratterizza dal lavoro quotidiano di animazione e formazione dei giovani. Per fare questo viviamo una solida vita di preghiera e una fraterna vita comunitaria. Insieme, la comunione con Dio e con i fratelli, garantiscono la perseveranza e l´entusiasmo nella missione a cui ognuno di noi personalmente si sente chiamato, cioè di essere “segni e portatori dell´amore di Dio ai giovani”.

I Salesiani a Pavia

L’Opera Salesiana di Pavia può definirsi come un insieme di petali che, nel loro complesso, danno vita ad uno splendido fiore che consente di respirare anche oggi il “profumo” di don Bosco. Ogni petalo ha una propria funzione, ma insieme sono testimonianza di unitarietà nel nome del carisma salesiano. L’Opera infatti si compone della Parrocchia e Santuario di “Santa Maria delle Grazie”, dell’Oratorio e Centro Giovanile recentemente ampliato, del Collegio “Don Bosco” appena ristrutturato e di un Teatro che, per dimensione e qualità impiantistica, in città è secondo solo al celebre Fraschini.

A dare inizio alla storia salesiana cittadina fu proprio il Santuario mariano, la cui posa della prima pietra risale al 5 agosto 1609, ad opera dell’allora Vescovo Giovanni Battista Biglia. La decisione di erigere un Santuario derivava dalla volontà popolare di ringraziare la Madonna per un fatto prodigioso avvenuto pochi mesi prima, il 25 marzo: in quella piazza dove ora sorge il Santuario si trovava una piccola edicola con l’immagine di Maria e proprio lì un giovane paralitico dalla nascita, di Belgioioso, Agostino Rattazzi, venne miracolosamente guarito durante una sosta ai piedi dell’edicola. Fu un evento veramente grandioso, che a Pavia fece lievitare ulteriormente la devozione mariana, con la popolazione che cominciò ad invocare a gran voce la costruzione di un Santuario. Appello che il Vescovo prontamente raccolse. La custodia del luogo di culto non fu subito affidata ai Salesiani. Il Santuario conobbe un periodo di gestione prima dei Sacerdoti Secolari, poi dei Carmelitani Scalzi che vi si stabilirono costruendovi accanto il loro convento. Da qui deriva il nome “Santa Teresa”, che ancora oggi contraddistingue a livello popolare sia la chiesa che tutto il quartiere circostante. Per volontà del Vescovo di allora mons. Agostino Gaetano Ribaldi i Salesiani arrivarono a Pavia solo il 21 ottobre 1897, restituendo al Santuario quella dignità di luogo di culto persa nel 1799, quando il governo centrale di Milano allontanò i Carmelitani, trasformando addirittura la chiesa in una fabbrica di salnitro.

Ma la cordialità e il carisma dei primi Salesiani giunti in città (ricordiamo solamente il sac. Luigi Porta primo direttore) conquistarono in breve tempo la gente della zona e la prova dell’ottimo lavoro compiuto si ebbe quando, nel 1909, nel terzo centenario del miracolo tutta la città si diede appuntamento presso il Santuario per esprimere la propria devozione e l’affetto per la comunità che lavorava sulle orme di don Bosco. Nell’occasione la Sacra Immagine della Vergine delle Grazie venne restaurata e solennemente incoronata. C’era ancora tanto lavoro da compiere per riportare il luogo di culto all’antico splendore, ma quel giorno diede a tutti la consapevolezza che la strada intrapresa era davvero quella giusta. Non si può non menzionare la figura dell’indimenticabile Padre Giovanni Arese che dal 1906 sarà Rettore del Santuario e per più di trent’anni Direttore e Padre della Opera Salesiana.

“Padre Arese fu il primo Prevosto della Parrocchia creata dal suo zelo, dalla sua passione sacerdotale, dal suo amore alle anime e alla Madonna … E fu il Prevosto della “Madonna delle Grazie”, restando nella parrocchia e in tutta la città, quello che fu sempre e nient’altro che quello: il buon Padre Arese” (Mons. Carlo Allorio, Vescovo di Pavia dal 1942 al 1968).

Nei decenni il quartiere conobbe una enorme espansione, anche frutto della edificazione di numerosi edifici popolari. La crescita demografica della zona, e la intensa vita pastorale che si era venuta a creare, convinse il Vescovo mons. Giovanni Battista Girardi ad erigere il Santuario a parrocchia, il 31 gennaio 1942. Dieci anni più tardi il suo successore, mons. Carlo Allorio, lo proclamò unico Santuario della diocesi di Pavia, titolo che permane tuttora: Santa Maria delle Grazie. Anche per questo motivo nei sabati del mese di ottobre il nostro attuale Vescovo mons. Giovanni Giudici partecipa sempre alla processione cittadina che si fa di buon mattino dal Ponte Coperto del Ticino fino al nostro Santuario. Alla comunità salesiana è pure affidato il ministero presso il Cimitero Monumentale San Giovannino di Pavia.

Come vuole il carisma salesiano, da sempre attentissimo ai giovani e alle loro esigenze, la parrocchia portò automaticamente con sé l’idea di Oratorio e Centro Giovanile, che naturalmente non rimase solo sulla carta, ma cominciò subito a prendere forma nell’oratorio festivo. Accoglieva tutti, naturalmente, ma le braccia si spalancavano con particolare gioia per abbracciare i ragazzi più poveri, che trovavano entro quelle mura non solo uno spazio di gioco, ma anche un consiglio, una parola e un sorriso. Passo dopo passo, visto che il denaro non abbondava, la struttura venne arricchita: prima il campo da bocce, poi il bar, i campi da calcio, quello da basket e – in tempi molto più recenti – il prestigioso campo da calcio a sette in sintetico (di terza generazione), altri campetti da gioco e lo spazio addirittura per il beach-volley che rappresenta l’ultima conquista in ordine cronologico, ancora da inaugurare ufficialmente. L’Oratorio salesiano, oltre alle varie iniziative disseminate nel corso dell’anno, annovera anche una manifestazione diocesana rilevante, che ormai può a ragione definirsi la competizione calcistica per bambini più attesa dell’anno: stiamo parlando del Torneo Oratori, che “popola” l’Oratorio per un mese facendo calcare il campo in sintetico a cinquecento ragazzini dai nove ai dodici anni. E la Comunità Salesiana, insieme al settimanale della diocesi “il Ticino”, è il cuore pulsante dell’iniziativa.

Un altro punto fermo dell’animazione che si rifà a don Bosco è il Teatro dei Salesiani, le cui credenziali negli anni sono progressivamente aumentate fino a renderlo il secondo teatro di Pavia per capienza e, soprattutto, per qualità acustica e coreografica. Un teatro che ha una sua vera e propria stagione, che punta a valutare le realtà culturali pavesi: dal dialetto, alla danza, sino alla musica senza dimenticare i convegni e i momenti di incontro formativo che vengono programmati nel corso dell’anno.

Ultimamente si è instaurata una forte collaborazione con La Nuova Compagnia Dialettale Pavese, capace di far ritrovare le valenze di quel teatro popolare che ha segnato la vita culturale e sociale del pavese, raccontando le vicissitudini di Serena, di Domenico e della figlia Mafalda, e degli amici – nemici del cortile, essenziali nelle storie legate alla famiglia Cavagna.

Ed infine, “last but not least”, il Collegio Universitario “Don Bosco”. Sorge nel 1965 ed ha lo scopo di accogliere ed ospitare i giovani che desiderano frequentare i corsi accademici presso l’Università di Pavia e che cercano qualcosa di ben più familiare di un albergo o di una pensione dove alloggiare. Il Pensionato salesiano desidera infatti essere “casa” di studio e di vita dove poter costruire relazioni significative e dove trovare occasioni vere di crescita umana, sociale e culturale. Anche la struttura recettiva è decisamente ben curata: dotata di quasi un centinaio di posti letto tra camere singole e doppie con bagno privato ed aria condizionata, vanta un accurato servizio mensa e spazi per il tempo libero di assoluto valore, dalla sala computer alla zona maxi-schermo televisivo ed agli impianti sportivi.

Anzi, a questo proposito giova ricordare le qualità anche atletiche dei collegiali ospiti al Don Bosco, sempre in primissima linea nei risultati delle sfide del Trofeo dei Collegi pavesi. Gli universitari sono seguiti con particolare attenzione dal personale salesiano, anche grazie ad iniziative di carattere culturale e formativo. Da alcuni anni la direzione ha pensato di proporre alle matricole, ed a quanti ne sono interessati, un corso di “metodologia dello studio universitario” fornendo quegli strumenti necessari per poter affrontare degnamente il nuovo tipo di studio. E naturalmente non va dimenticato il luogo di culto interno al Collegio, quanto mai suggestivo: la Cripta del Sogno offre uno spazio di silenzio e di profondità in un contesto cromatico alquanto suggestivo per la preghiera.